Comicsblog intervista: Max Favatano di A.Fu.I. – le fumetterie non esistono?
Comicsblog ha intervistato Max Favatano, titolare della fumetteria Mondi Sommersi di Lecce, affiliata A.Fu.i.
Max ci presenta la nuovissima versione del portale A.Fu.i. (v. 2.0), tutto dedicato all’Associazione delle Fumetterie Italiane. In questa chiacchierata abbiamo scoperto perché tutte le fumetterie sono invitate ad accostarsi a questa realtà in crescita costante e sempre attenta ai problemi del mercato. Inoltre abbiamo parlato del rapporto tra A.Fu.i. ed editori, dell’importanza delle promozioni commerciali promosse da questi ultimi, dei risultati ottenuto dal 2006 ad oggi, ma soprattutto si è discusso sulla non esistenza delle fumetterie! Non ci credete? Continuate a leggere…
1)Ciao Max, parlaci dell’A.Fu.I! Cosa è? Chi rappresenta?
L’A.Fu.I. è l’Associazione Fumetterie Italiane, nata nel 2006 con l’intento di migliorare le condizioni commerciali delle fumetterie e il sistema in cui lavoriamo, sotto uno scudo e un nome comune a tutti i librai specializzati in fumetti, che è quello dell’associazione. A questa sono iscritte e si possono iscrivere le fumetterie italiane e, grazie al contributo dei soci e allo scambio di informazioni, tecniche di marketing ed esperienza varie, si ha nel concreto un miglioramento del profitto. Inoltre tutti insieme cerchiamo di sbrogliare i nodi della distribuzione e dell’editoria che sono troppo spesso ingarbugliati e poco fruibili.
2)Da quanto sei nell’A.Fu.I? Sei semplicemente un iscritto o hai un ruolo dirigenziale?
Personalmente sono nell’A.Fu.I. da quando è nata. Tutti i soci che si vogliono dedicare maggiormente alla causa possono richiedere ruoli particolari in cui si sentono più capaci, in linea con i propri impegni e con gli intenti dell’associazione, all’interno della quale ricopro il ruolo di “consigliere” e di “admin” del sito. Oltre che di “articolista”, ruolo che è in realtà di tutti quei soci che vogliono rendere pubblico un ragionamento articolato che a sua volta possa essere utile ad altri negozianti, esposto appunto, sotto forma di articolo.
3)Cosa ha fatto di notevole A.Fu.I. negli ultimi anni? Quali sono i suoi risultati che sicuramente hanno influenzato il mercato?
Certamente ci sono delle cose che l’A.Fu.I. ha fatto e che sono indiscutibili.
Senza l’A.Fu.I. non ci sarebbe mai stato il BD Day, evento realizzato in collaborazione con le Edizioni BD/Jpop, che permette ai negozianti di spingere i prodotti di questa casa editrice a sconti agevolati e a condizioni vantggiosissime, di avere in negozio (ma è facoltativo) come ospite un autore della BD a presentare i suoi volumi e contemporaneamente, offrire al pubblico uno sconto che nel 2009 è stato del 25% sul prezzo di copertina. Eventi come questo, coadiuvati dal forte sforzo promozionale dell’editore, e gestiti a livello organizzativo dall’associazione rafforzano immagine e portafoglio di commercianti, clienti ed editore.
Ma ci sono anche i Tour, incontri sparsi per l’Italia, in fumetterie A.Fu.I. con autori come David Lloyd e Ausonia.Incontri che hanno portato grosse vendite.
Abbiamo istituito un premio che è dato dai negozianti, il P.Fu.I.
Riguardo questioni meno visibili, abbiamo contribuito e continuiamo a farlo, a migliorare quelle comunicazioni da parte dei distributori, che ci trattano alla stregua di un comune lettore, un acquirente appassionato di questo o quel manga, che senza nulla togliere, ma non è il nostro ruolo nè la nostra natura. Siamo commercianti e abbiamo bisogno di comunicazioni meno “celebrative” e più tecniche, che guardino più al soldo che alla “forma”. Come accade negli altri settori commerciali, insomma.
4) Perché una fumetteria dovrebbe iscriversi ad A.Fu.I?
L’A.Fu.I. è un’associazione di categoria con tutto ciò che questo comporta. Per loro natura, il sito e il forum che sono i mezzi di comunicazione e discussione che abbiamo tra colleghi, non rappresentano un portale di critica e/o informazione fumettistica, ma informazione commerciale, tra librai specializzati in questo settore che è il fumetto. Con A.Fu.I. cerchiamo sempre di dare il totale spazio all’informazione utile per quello che è il nostro lavoro. Una fucina di idee e un scambio reciproco di esperienze continuo che, messe insieme ed elaborate soggettivamente, riescono a migliorarci come negozianti.
Una fumetteria giovane, che esiste da poco tempo, credo debba iscriversi all’associazione per non commettere gli stessi errori che abbiamo commesso noi ai tempi delle nostre aperture. Per capire quale distributore è migliore rispetto agli altri per un dato prodotto, o anche solo per non confondere un’offerta fuori portata da una conveniente.
Una fumetteria veterana dovrebbe iscriversi perchè tutti, anche i più piccoli, hanno qualcosa da insegnare e se il mercato migliora, lo fa per tutti.
5) Cosa pensano gli editori di voi? Parlaci pure del vostro rapporto con i principali editori italiani e con i distributori.
C’è modo e modo di vedere un’associazione come la nostra. Partiamo da un presupposto: un gruppo di commercianti, con le stesse idee e gli stessi obiettivi, può essere economicamente dannoso per chi dirige i giochi. Se un blocco cospicuo di fumetterie cambiasse dall’oggi al domani distributore, per esempio, passando tutti ad Alastor o a Pandistribuzione o a StarShop, ci sarebbe uno scossone senza pari, con un ipotetico netto giovamento del distributore e degli editori suoi esclusivisti, a scapito del distributore e degli editori esclusivisti di chi rimarrebbe al palo.
E’ chiaro che per non scoprire di che morte morire si preferisce non cambiare lo status quo, si preferisce non correre questo rischio.
Gli editori di fumetti, imho, si dividono in due categorie: quelli che fanno fumetti come secondo lavoro e quelli che invece con questo lavoro devono portare lo stipendio a casa. Con questi ultimi è più facile parlare e trovare punti di incontro su cui lavorare per un bene comune (vedi per esempio il BD Day o i vari Tour). Gli altri troppo spesso tendono a confonderci con appassionati lettori di comicus, anche perchè capita siano lavorativamente più giovani di noi, e lo fanno con una ingenua sincerità così squisita che pare davvero restino sconcertati quando questo o quel prodotto non viene acquistato per una questione economica. Come se il fattore commerciale nel nostro lavoro fosse solo un dato marginale. Come se il negoziante dovesse acquistare un prodotto solo perchè in patria ha venduto tot copie, senza che qui da noi in Italia, dove il prodotto dovrà esser venduto, questo abbia uno straccio di promozione. Ecco, questo genere di editori non ci vede granchè bene.
6) In quanto gestore di una fumetteria, come consideri le varie promozioni commerciali che gli editori periodicamente inventano per sponsorizzare i loro prodotti?
Poche sono quelle realmente interessanti.
Fino a un paio di anni fa il nostro settore era praticamente all’oscuro del significato della promozione, e anche oggi, mio malgrado, non è che sia proprio chiarissimo il senso. Il primo editore a spingere un titolo in maniera massiccia è stato Edizioni BD, con il marchio Jpop, nella pubblicazione di 666 Satan. L’albo fu venduto a 1 euro al pubblico per un mese intero. Da qui col tempo si sono susseguite molte iniziative da parte di tutti, presumo dato il successo dell’operazione, ma difficilmente hanno raggiunto la potenza di quella di 666 Satan. La pecca delle promozioni commerciali che vengono proposte in questi mesi, è il bilanciamento del minimo d’acquisto, molto spesso troppo, eccessivamente alto che finisce col rendere la mail promozionale un’inutile spam. Si tratta di promozioni, in questo caso, fuori target, generalizzate su piano nazionale, e che non guardano lo stato specifico del cliente (la fumetteria) a cui il distributore le sta rivolgendo. E’ come se io ti proponessi di acquistare ogni mese 1000 euro di fumetti per averne in regalo altri 500. Potrebbe essere molto interessante, ma per la maggior parte dei lettori sarebbe fuori portata.
Questo accade quando le promozioni mirano alla tasca del negoziante. Se compri X ti regalo Y, poi se vendi il prodotto o non lo vendi sono fatti tuoi. Io personalmente preferisco quelle che costruiscono una base di lettori su cui lavorare, che poi sono quelle in cui è compreso uno sfrozo economico da parte dell’editore e del distributore. Le più rare insomma. Insieme a queste preferisco quelle che mi offrono uno sconto migliore rispetto alle normali condizioni di vendita.
Sono cose che il distributore o l’editore potrebbero dedurre ma che effettivamente non sanno, dato che non c’è alcuna ricerca di conoscenza delle problematiche e dei punti di vista dei loro clienti (le fumetterie).
7) A.Fu.I ha sfoggiato recentemente un portale internet tutto rinnovato. L’associazione si è evoluta in una versione 2.0. Quali sono le nuove funzionalità di questo nuovo sito?
La vera novità è che abbiamo chiuso il forum alle sole fumetterie associate. Di contro il sito è stato potenzianto e tutti gli articoli pubblici possono essere commentati da chiunque. Può sembrare una cosa banale, che fanno tutti i siti, ma quello dell’A.Fu.I. resta un sito privato per commercianti, quindi la possibilità che ha ora un lettore o un editore, per dire, di commentare un articolo o una comunicazione uffiale rappresenta qualcosa di nuovo. A livello di contenuti, stiamo realizzando un buon numero di articoli, alcuni visibili a tutti e altri, quelli più tecnici, per i soli soci. Inoltre il sito sarà una vera vetrina per tutte le comunicazioni ufficiali di editori e distributori: sembra assurdo, ma le comunicazioni ufficiali non raggiungono tutte le fumetterie. Noi vogliamo dare a tutti i negozianti la possibilità di non perdere le informazioni più importanti.
Grazie al nuovo portale 2.0 riuscirete a creare un rapporto più stretto con i lettori di fumetti? Riuscirete a coinvolgerli nelle vostre iniziative?
I lettori di fumetti hanno tutto il nostro rispetto, ma non devono essere coinvolti nelle questioni lavorative, semplicemente perchè non è il loro campo. Personalmente ritengo che renderli eccessivamente partecipi possa solo generare dei problemi gestionali. Ad ogni modo su afui.it possono leggere gli articoli pubblici, quelli che crediamo siano di massima fruibilità, ma solo a scopo conoscitivo, dato che non ci poniamo come sito di critica o di informazone fumettistica. Possono interagire con i negozianti o con gli altri presenti per saperne di più su questo settore, nel caso in cui tra questi ci fossero giovani con la voglia di aprire una fumetteria. Diciamo che prima si entra nell’ottica che si tratta di lavoro e non di un hobby e prima si avranno soddisfazioni da questo lavoro. Il lettore saprà comunque quali saranno le prossime mosse dell’associazione e le situazioni che vedono in essa dei punti fondamentali nella realizzazione delle stesse.
9) Le fumetterie hanno un riconoscimento legale? Esistono dunque le cosiddette “fumetterie” e normative specifiche che tutelano le vostre attività?
Nella maniera più assoluta, no. Le fumetterie non esistono. Il termine “fumetteria” non lo trovi nemmeno sul dizionario, figuriamoci alla camera di commercio. “Fumetteria” è un termine gergale con il quale si indica la libreria specializzata nella vendita di un prodotto editoriale quale è il fumetto. La fumetteria non è tutelata da nulla e pur essendo una libreria a tutti gli effetti ha molta meno potenza di quest’ultima e lavora con dei contratti commerciali molto differenti, molto meno convenienti rispetto a quelli che ha il classico librario. Questo perchè i distributori sono differenti da quelli dell’editoria di varia e attuano una politica che di certo non permette di incrementare l’apertura e la sopravvivenza di questo settore. Con l’A.Fu.I. speriamo di cambiare tutto questo prima che il mercato fumettistico viri completamente in favore delle librerie di varia, tagliandoci fuori. Questo sarebbe ovviamente un danno per noi, ma anche per il lettore abituato al confronto con la figura del negoziante, confronto che un comune libraio non è in grado di fare perchè non è il suo mestiere.
Fonte: comicsblog









