Intervista a Luca Raffaelli

pubblicato il 8 novembre 2007 in News

Image Hosted by ImageShack.us
L’intervista è stata realizzata da Agostina Di Martino per la tesi sui webcomics
Sabato 27 ottobre 2007

Ho avuto il piacere di incontrare Luca Raffaelli in un luogo insolito, la sua casa romana in ristrutturazione, scambiandoci pareri e argomentazioni per due ore sul futuro del fumetto contemporaneo, immersi in pile di fumetti, saggi, riviste, gadget, scaffali vuoti e un lentissimo computer solitario che abbiamo usato per viaggiare in lungo e in largo nella rete alla ricerca dei webcomics.
Luca Raffaelli è il massimo esperto italiano di fumetti e cartoni animati. E’ direttore artistico dei “Castelli Animati”, festival internazionale di cinema d’animazione di Genzano, approdato per la prima volta a Roma per un’edizione speciale che festeggia i 70 anni di Cinecittà, nonché di “Romics”, festival del fumetto e dell’animazione della Fiera di Roma. E’ consulente e autore delle introduzioni della fortunatissima serie “I classici del fumetto” di Repubblica.

La mia prima domanda avrebbe riguardato la tua esperienza con i webcomics , se ti era mai capitato di leggerne uno o se conosci qualcuno che ne è lettore abituale ma mi spiazzi parlando di Broken Saints e dicendomi che sei autore delle webcomicstrip “Carlotta, la mucca eutanasista ”.

Già ma il mio interesse per i webcomics c’è stato soprattutto all’inizio, quando sono apparsi per merito del Corriere della Sera .
Devo dire che probabilmente pecco di quel difetto che si ha quando le cose non si conoscono e si ha paura di conoscerle. Forse quello che manca è un sito informativo sul fumetto per web. C’è Afnews e l’Anonima fumetto, un’agenzia giornalistica di informazione sul fumetto, ma che da poche notizie di fumetto sul web.

Io avevo provato a farlo con il mio blog ma era una grande fatica e ho abbandonato il progetto .

Eh, lo credo! Ma devo dire che io ho un sentimento poco scientifico nei confronti dei webcomics! Il fatto è che lavoro moltissimo con il computer e di conseguenza poi amo leggere il fumetto su carta, per evitare di stare al pc se non per la lettura delle e-mail e dei siti di informazione, ricerca e notizie. Eppure, devo dire la verità, sono molto interessato al fumetto per web e sono convinto che il webcomics debba inventare non uno ma tanti linguaggi nuovi, cioè tante maniere diverse di proporre il fumetto. Discutevo prima con te sulla validità di una formula fumettistica sul web piuttosto che un’altra ed io francamente sono convinto che ancor più di come ha fatto e sta facendo il fumetto per trovare sempre delle forme diverse, attraverso i suoi formati, il suo linguaggio e lo stile degli autori, è ancora più valido che questa ricerca venga fatta sul web perché è proprio qui che si può scegliere se il fumetto può avere o no un tempo di lettura dettato dall’autore, se il fumetto debba avere o meno una musica di sottofondo, se le nuvolette debbano rimanere per sempre o debbano apparire o scomparire in dissolvenza o meno. Sono tutte scelte per me molto interessanti perché interessante è l’idea di un’arte che diversifica sé stessa e non si appiattisce su modelli precostituiti di successo o non di successo…

Come il bonelliano Dylan Dog?

No, guarda un po’ come per tutti i fumetti. Per farti un esempio, la natura attua una formula di base che è antitetica a quella darwiniana: la natura prima diversifica e poi sceglie. Secondo me nell’arte popolare e con un mezzo popolare come il web, dovrebbe essere la stessa cosa. Quindi diversificare in partenza, provare, sperimentare, cercare la strada giusta e dopo sarà l’utilizzo che ne fanno gli appassionati, il successo, la popolarità…

…a scegliere la formula giusta?

A scegliere non la formula giusta ma la formula di volta in volta giusta! Di volta in volta giusta per il tipo di prodotto ma occasionalmente anche per il tempo di pubblicazione: la comic strip giornaliera era una formula che andava bene per il fumetto sul quotidiano mentre adesso funziona molto più il fumetto sul libro, sull’albo, ed è chiaro che la formula della striscia sul quotidiano è già sorpassata. Quindi non bisogna trovare una formula buona per sempre e definitiva ma buona a seconda di quello che si vuole raccontare, del tipo di fruizione dei lettori.

Un articolo del New York Times riporta la notizia che la Dc Comics ha creato un’etichetta on line, “Zuda Comics” , per attirare nuovi talenti del web. Verranno raccolte le adesioni su internet per essere selezionati per un contest e il vincitore decretato dalla community di Zuda avrà un contratto di un anno. I lavori avranno poi una pubblicazione cartacea .
La Dark Horse e la Virgin Comics si muovono verso lo stesso orizzonte e hanno cercato la collaborazione di MySpace.

Quanto incide il coinvolgimento di una community di fan e appassionati in un progetto editoriale? L’iniziativa avrà successo?

Partiamo dall’ultima domanda. Direi senz’altro di sì. Penso che tutto questo sia in qualche maniera inevitabile. Le case editrici del fumetto e i responsabili marketing sarebbero stati folli a non sfruttare il web e la sua popolarità e credo che cose del genere debbano essere realizzate anche in Italia. Quello che mi spaventa del mercato angloamericano è l’immobilità dal punto di vista della formula editoriale cartacea: per me il comic book bisogna superarlo e spero che l’abbandono di questo formato porti ad altre formule. Il fumetto americano è troppo fumetto americano, non so come dirti! Si basa eccessivamente su determinate atmosfere, determinate impostazioni grafiche della tavola e si è appiattito più o meno come certo fumetto italiano, che cerca di rincorrere il modello “bonelli” e sembra non sappia fare altro. Credo che questo tipo di ricerca sul web sia fondamentale soprattutto per il futuro, per il cambiamento proprio dell’idea “fumetto”: pensiamo a quello che stanno facendo i cosidetti autori delle graphic novel, ormai identificati con questa nuova tipologia di prodotto che sembra una marchio d’infamia…beh loro hanno molta più libertà creativa di quanto non ne abbiano gli autori di comic book, che per quanto facciano cose rivoluzionarie, trovo sempre inseriti all’interno di uno schema, di un cerchio di prevedibilità mentre, per quanto uno possa accusare le graphic novel di eccessivo autobiografismo, è nelle cose imprevedibili che si trovano delle novità, delle idee assolutamente straordinarie. Credo che il fumetto per web debba sfruttare le possibilità creative del fumetto, che secondo me sono notevoli.

Hai accennato all’autobiografismo. Cosa pensi di Eriadan? Lui parla della sua vita, disegnata giorno per giorno, ed è molto seguito. Pensi che il suo successo possa essere dovuto proprio all’autobiografismo e quindi all’impossibilità di prevedere cosa accade poiché neanche lui stesso può immaginare il futuro? Eriadan, alias Paolo Aldighieri, parla della sua famiglia, del giorno del suo matrimonio, del figlio che deve arrivare e proprio in quest’occasione hanno commentato il suo post in più di seicento!

Credo che sia molto interessante capire, ma non può essere una questione che approfondiamo in questo momento, perché il fumetto sia passato dall’idea che doveva essere il personaggio ad aiutare il lettore ad esprimere le proprie emozioni attraverso meccanismi di identificazione abbastanza semplici, alla necessità di vedere la vita dell’autore rispecchiato in sé stesso. La mancanza di necessità di sentirsi Clark Kent o Superman ma piuttosto la persona che debba risolvere i problemi quotidiani da il senso di un passaggio di crescita piuttosto importante perché questo non capita solo ad Eriadan ma anche alle graphic novel e al nuovo fumetto. Non a caso prende il via dal fumetto underground, dal fumetto senza pretese, dal fumetto che gli autori facevano solo per la necessità di raccontare sé stessi. E non dimentichiamo che Robert Crumb nasce proprio così: dall’assoluta impossibilità di non realizzare fumetti. Che poi Robert Crumb sia diventato un grande autore e viva di questo…
In questo momento sto finendo di leggere la biografia di Osamu Tezuka e anche lì viene fuori la storia di un bambino che comincia a disegnare per la necessità di realizzare fumetti.
Abbiamo vissuto e viviamo tutt’ora in un mondo come il nostro dove si dice che la gente invece di leggere scrive, che tutti vogliono essere poeti e fumettisti. Io dico che i problemi del mondo sono altri e che il fatto che tutti vogliano essere poeti è bellissimo, che tutti vogliano scrivere è stupendo. La democratizzazione della possibilità di essere creativi mi sembra una cosa straordinaria e chi vuole demonizzare questo, per me, non ha capito realmente quali sono i problemi del mondo perché se le persone, anziché fare cose abominevoli, scrivessero poesie anche mediocri, assolutamente mediocri, il mondo sarebbe migliore.
Lasciamo la libertà della mediocrità a chi non è capace di essere più che mediocre. Bisogna lasciare la possibilità di essere artisti a chiunque poi ci sarà l’arte buona, l’arte meno buona, ci sarà chi giudicherà, i critici che parleranno ma credo che la democratizzazione della comunicazione sul web mi sembra assolutamente importante tanto più che toglie tempo alla gente di scrivere blog che è la cosa che mi preoccupa di più!

Il sito del New York Times ha, fra i suoi contenuti gratis, i blog illustrati ad acquarello, a china etc di artisti come Maira Kalman e fumettisti e/o grafici come Rotu Modan. I blog d’autore possono essere una strada concreta anche per i siti dei giornali italiani?

Secondo me non solo si può ma questa deve essere una strada che i siti dei giornali italiani devono percorrere. In Italia però manca quel tipo di cultura. Manca un settimanale come il New Yorker. Certo c’è Internazionale, un settimanale che sta facendo strada ed è il più bello di tutti per me, che propone film bellissimi, di alta qualità ma se Panorama o L’Espresso avessero fatto delle copertine firmate probabilmente il nostro approccio nei confronti della grafica e dell’illustrazione sarebbe diverso e non avremmo avuto Lorenzo Mattotti che è dovuto emigrare a Parigi.
Bisogna sviluppare il gusto ma purtroppo le scelte sono scelte di marketing nel cento per cento dei casi: laddove serve il ritorno economico non c’è possibilità di un miglioramento del gusto fine a sé stesso. Bisogna cercare di rendere più popolare il bello, nella forma della copertina, del disegno, dell’illustrazione, del commento illustrato, attraverso nuove pubblicazioni, nuove iniziative, musei, spazi, festival come cerchiamo di fare anche noi.
Il sito web è una delle cose meno costose e sarà uno dei mezzi migliori per poterlo fare.

Si ringrazia per la collaborazione Agostina Di Martino

I commenti per questo post sono chiusi. Se vuoi puoi discutere di questo argomento sul forum